lunedì 21 gennaio 2019

Un corso di difesa personale all'Istituto delle scienze umane e musicale S. Rosa da Viterbo

VITERBO - Il Liceo delle Scienze Umane e Musicale “S. Rosa da Viterbo”, da sempre sensibile ad una delle violazioni dei diritti umani più diffuse e devastanti, la  violenza sulle donne e le ragazze, ha dato inizio al Corso di Difesa Personale. Più di cinquanta studenti si sono dati appuntamento presso la palestra della Sede Centrale per apprendere le tecniche di difesa impartite dall' Istruttore CSEN di Jujitsu Self Defense Roberto Zappetta in stretta collaborazione con la Prof.ssa Giorgia Giorgini, docente in Scienze Motorie e Sportive e F.S. Supporto Studenti.


Il primo, di una serie di incontri, ha avuto inizio con un'introduzione teorica sull'importanza di come prevenire eventuali situazioni “pericolose” e come difendersi, eventualmente, da una qualsiasi forma di violenza o bullismo.
L'istruttore Roberto Zappetta, assistito dal suo allievo Benedetto Laezza, ha coinvolto in maniera egregia tutti gli studenti che si sono mostrati molto interessati, attenti e partecipi a tutte le tecniche difensive proposte.


L'eliminazione della violenza contro le donne è al centro dell'Agenda 2030, è un passo verso la sicurezza e la pace, è una condizione essenziale per la promozione e il rispetto dei diritti umani, la democrazia e l'uguaglianza di genere.
Per questo ci si auspica che il Corso possa rendersi fruibile da tutte le classi del Liceo nel prossimo anno scolastico.
Si ringrazia il DS Alessandro Ernestini per l'attenzione dimostrata nei confronti di questo argomento.

Ricordando la Shoah con "Suona ancora" e "Alla ricerca delle radici del male"

Il 15 gennaio si è tenuto nell'Aula Magna del Liceo S.Rosa un incontro per ricordare l’evento storico e drammatico della Shoah con la proiezione di due corti di Israel Cesare Moscati - "Suona ancora" e "Alla ricerca delle radici del male". All'incontro ha partecipato anche il regista. 



Il documentario “Suona ancora” (Global Vision Group con RAI Cinema) ha mostrato le storie e testimonianze di sofferenza che sono ricadute sui discendenti dei sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio, figli e nipoti della Shoah. L'elemento che accomuna tutti i personaggi è la passione per la musica ereditata dai loro antenati o dalle esperienze musicali vissute nei campi. 
La musica non è soltanto un ricordo della Shoah ma una "forza" che aiuta a sopravvivere,a dare una risposta al silenzio oltre l'abisso del male. Per questo il liutaio Amnon recupera e restaura i violini della Shoah affinché attraverso il loro suono la memoria si possa rinnovare ogni volta che essi vengono suonati. Toccanti sono le storie raccontate, in particolare quella di Diana Obinija e di Eva Beck, che grazie alla musica ritornano alla vita dopo aver combattuto con il suicidio. 



È stato poi proiettato un altro documentario di Israel Cesare Moscati dal titolo "Alla ricerca delle radici del male", in cui il regista ha voluto far incontrare per la prima volta, davanti alla macchina da presa, delle persone accomunate da un dolore profondo ma contrapposto: essere figli o nipoti delle vittime della Shoah e essere figli o nipoti dei carnefici Nazisti. Con questo documentario si cercano appunto « Le radici del male » che hanno spinto i nazisti a compiere quegli atti atroci, atti che pesano ancora sulla vita dei figli o dei nipoti che provano, oltre il dolore, anche il senso di colpa e di vergogna. 




Non è facile accettare di essere parenti della Shoah, da entrambe le parti; infatti in molte famiglie questo argomento non veniva neanche tirato fuori, non se ne parlava. Ma i figli o i nipoti hanno voluto sapere per poter tramandare un messaggio di monito contro quegli atti atroci e orrendi. Nelle famiglie dei nazisti c’era anche chi raccontava le proprie azioni di soldato e antisemita come gesta eroiche, ma i figli o i parenti si sono dissociati fino ad allontanarsi dalla famiglia stessa. Dopo numerose ricerche riguardanti la Shoah,
 i figli o i nipoti, spinti da un forte atto di consapevolezza, hanno accettato d’incontrare i parenti dei carnefici o delle vittime; ma non tutti ci sono riusciti, come un giovane ragazzo, nipote di un ebreo, che senza vergogna ha dichiarato di odiare i nazisti. 
Attraverso queste ricerche, storie di donne e uomini della Shoah si sono avvicinate, mettendosi uno nei panni dell’altro, ricordando le vicissitudini della propria famiglia, e anche se il dolore e l’odio non sempre possono sparire, perché la storia non si può cancellare, è stato bello e profondamente toccante vedere la commozione da entrambe le parti, in un abbraccio o in una semplice stretta di mano, gesti che hanno pervaso quelle vicende di un significato più profondo. A conferire maggiore emozione agli incontri  sono stati i luoghi del dolore ricercati in ricordo della storia: dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau al campo di concentramento di Plazow, alla pace del bosco di Niepolomice, in Polonia, al “Binario 21” di Milano fino alle Fosse Ardeatine a Roma.
Tutte queste storie, diverse tra loro, hanno un punto forte in comune: ci insegnano che si può ricominciare con l'amore, il perdono, il ricordo e l'intento comunitario mondiale di non riprodurre nuove "Shoah".



Riteniamo che la visione di questi corti di Israel Cesare Moscati
, testimonianza diretta e "onda lunga" del dolore della Shoah, sia fondamentale per comunicare a noi giovani generazioni che il ricordare è commemorare come impegno collettivo al bene e alla civile convivenza per il presente e per il futuro, per evitare che la storia sia semplicemente una orribile ripetizione di atrocità e di morte, ma un sostrato sociale e umano edificante e ricco di speranza. 


Classe IVCE
Federici Damiana
Gaia Bruziches
Claudia Spinelli
Azzurra Aquilani